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Autore Pensieri sulla vita...
Daniela


Registrato: Mar 11, 2003
Messaggi: 1529
Inviato: 2004-02-08 13:45   
Posto questi bellissimi pensieri sulla vita fatti da un medico.
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Riflessioni di un medico...
sulle orme di San Giuseppe Moscati

"Riprendere a vivere..."

Dott. Francesco Vernaglione



Sulle orme di S.Giuseppe Moscati ho riscoperto la mia vocazione di medico nel senso più completo del termine. La salute del corpo passa attraverso il benessere della mente e dell’anima. Conoscere il medico Santo mi ha avvicinato a Gesù e a Maria, a Dio Padre. Il mio lavoro è la mia occasione per evangelizzare e, come cardiologo, cerco di aiutare a riscoprire la gioia di aprire il proprio cuore e Dio. Il Cielo mi ha anche concesso di poter parlare non solo agli ammalati, ma anche ad alcuni colleghi e altri operatori sanitari. Ed è da questa esperienza che nascono queste mie riflessioni.


Il consumismo della nostra società
"iper-tecnologica" crea un disorientamento
da cui è indispensabile difendersi
Ippocrate diceva: "Quando si è ammalati, bisogna cambiare il modo di vivere, è chiaro che quello che si seguiva era cattivo, in tutto o in parte o in qualcosa".

Queste parole ci aiutano a capire che in qualche modo il nostro stile di vita non va bene. Tutti sogniamo città più sicure, una natura meno contaminata, una pace duratura, maggiore solidarietà per chi ha bisogno, rimedi più efficaci contro le malattie, eppure sembra tutto ancora così lontano.

Forse l’umanità iper-tecnologica, superato il punto di equilibrio, sta perdendo di vista quei valori e quei sentimenti, che oggi sembrano così fuori moda, e che pure hanno fatto tutta la nostra storia?

Sembra quasi che è il consumo ciò che ci interessa più di tutto. Così, rischiamo di consumare anche la nostra salute e con essa anche la nostra esistenza, che invece è un dono, un bene gratuito e di inestimabile valore con tutto ciò che contiene.

In teoria tutti, soprattutto chi ha la fortuna di vivere nei paesi più evoluti, dovremmo stare meglio, eppure non è proprio così: la miseria, la criminalità, le guerre non tendono a diminuire, la natura è sempre più contaminata e l’uomo è sempre più disorientato.

Non si è più capaci di vivere sulla propria pelle le emozioni, forse per paura di non saperle gestire, i sentimenti vengono sempre più penalizzati per essere inghiottiti dalla logica del fast food. In questo modo si rinuncia anche a quei grandi ideali che sono frutto di creatività, intelligenza e della cultura stessa di un Paese.

Si comunica sempre più attraverso la tecnologia e sempre meno attraverso il corpo. Incollati al computer, ai telefonini, alla televisione, quasi non si vive più la vita attivamente, si aspetta che qualcuno lo faccia per noi, magari i miti di quel nuovo "Olimpo" rappresentato dal mondo dello spettacolo, fatto di pubblicità e immagini che ci calano in una realtà che non ci appartiene. Purtroppo anche l’educazione dei figli è affidata spesso, più o meno consapevolmente, ai mass-media, che non sono certo "genitori attenti", e averli come educatori può essere veramente pericoloso per le generazioni future a cui mancheranno le proprie radici.

Corriamo continuamente per procurarci quel nutrimento che sembra così indispensabile oggi: il denaro. Esso dovrebbe permetterci tutte quelle comodità che dovrebbero assicurarci il benessere, ma il risultato è che si vive a metà e non in pienezza, nel buono e nel cattivo tempo.


Riprendere il contatto con la natura è essenziale
per un giusto equilibrio interiore...
Anche in vacanza corriamo. "Chi si ferma è perduto", perché è intrappolato in una catena di montaggio per cui se non si corre non ci si può procurare l’illusione di potersi riposare. Sì, l’illusione, perché anche a riposo, se non c’è amore per la propria vita e quella degli altri, non si può assaporare la bellezza a la consapevolezza di essere vivi, in armonia.

La salute è equilibrio ed oggi si sta perdendo, così come il contatto, indispensabile, con la natura. E' invece necessario rompere quest’incantesimo che ci costringe ad una corsa verso il vuoto, è indispensabile potenziare la nostra capacità di emozionarci, vivendo insieme, in armonia, imparando l’arte della convivenza e non evitandola, idealizzando, invece, un mondo virtuale che non esiste e che ci fa perdere il contatto con la nostra dimensione umana.

La vita non è quella che vediamo in televisione, magari spiando il "grande fratello". Tutto ciò ci rende paranoici, sempre più egoisti, irritabili e competitivi. Anziché unirci ci divide, e ci porta inesorabilmente verso un mondo governato dall’individualismo.

Credo che ognuno di noi debba riflettere ed esaminare la propria vita, chiedendosi dove pensa di arrivare e cosa crede di dover insegnare ai propri figli ed alle generazioni future, se non quei valori immortali che non rispondono alle leggi di mercato e all’inesorabile progresso tecnologico per il quale tutto, dopo solo pochi mesi, appare superato.

Sono i valori universali, invece, quelli che ci uniscono e che ci fanno crescere. La vita è una sola ed è un’occasione irripetibile per sentire, gioire, anche soffrire, per crescere e gioire ancora, condividere, amare.

Sono convinto che la vera umanità oggi è costituita da quella parte che soffre e da chi è loro vicino, perché, costretta a rinunciare a tutto il superfluo, è ancora capace, nonostante i piccoli o grossi disagi , di assaporare la bellezza del dono più bello che è la vita.

Pensiamo a tutti quei disabili, alle loro famiglie, a tutti coloro che sono vittime della guerra, della fame, della schiavitù. Un poeta francese diceva che queste sono "anime ingrandite in corpi impediti" per la loro debolezza, fragilità, invalidità. E’ questa umanità che ci impone una migliore qualità della vita e che ci induce a riflettere sulla sua bellezza e gratuità.

Prendendo ad esempio questa umanità che è ancora capace di piangere, sorridere ed amare, ci avviamo a recuperare la nostra identità di esseri umani e contemporaneamente ci allontaniamo da quella "dannata tentazione" di diventare delle "macchine senza cuore".

Questa convinzione ci porta ad accogliere noi stessi e gli altri anche nel malessere, con tutti i nostri e loro limiti e difetti: è già un passo avanti verso la guarigione. Fermiamoci un po’ a riflettere e riscopriremo dentro di noi quella pace, quell’entusiasmo, quella vitalità che da sapore alla vita.

"La vita è un bene di inestimabile valore, e viverla è un’occasione unica ed irripetibile. E’ un dono prezioso, da proteggere e trasmettere alle generazioni future. Sia nella salute che nella malattia è necessario comprendere che emozioni, sentimenti ed esperienze dipendono in gran parte dal valore che noi stessi attribuiamo alla nostra esistenza.

La vita non è un bene di consumo, eppure spesso, correndo freneticamente, restiamo indifferenti al suo trascorrere, senza soffermarci a riflettere, sentire e condividere. La salute e la malattia non rappresentano soltanto una condizione del corpo, ma anche uno stato della nostra coscienza".


Recuperando il rispetto per la nostra esistenza e per chi si sforza di difenderla, potremo vivere meglio ed affrontare il futuro che ci attende andando incontro, in modo più adeguatato, ai reali bisogni dell’uomo.


Ascoltare con amore e disinteresse
produce un "potenziamento affettivo" tale
da ridare un senso alla vita.
Considerando che morire per malattia e vecchiaia non è dovuto ai mali della società, riusciremo noi ad arrestare l’agghiacciante catena di morte che invade la cronaca di ogni giorno? Fame, guerra, suicidi, droga, etilismo, incidenti stradali…imperversano nella nostra "civiltà tecnologica", colpendo chi è più vulnerabile. Riusciremo noi ad essere una guida sicura per i bambini e i giovani, che aspettano, dal mondo degli adulti, un sostegno adeguato per affrontare la vita ed averne più rispetto?

"Voglio una vita spericolata…" Così il noto cantante italiano Vasco Rossi qualche anno fa iniziava un famosa canzone, mettendo in evidenza un desiderio, soprattutto giovanile, di rompere gli schemi per vivere in maniera "straordinaria". Oggi non si parla mai abbastanza di depressione, soprattutto se ci riferisce alla popolazione giovanile. Le percentuali sono allarmanti e comunque sottostimate, in quanto gran parte della popolazione colpita da questa sofferenza non giunge all’osservazione di chi è in grado di riconoscere i sintomi, che spesso vengono mascherati.

Un conflitto non superato o inespresso produce spesso un blocco della comunicazione, è come se le emozioni, e con esse i sogni, i desideri, fossero imprigionati nell’animo, bisognosi di venir fuori. L’ascolto amorevole e disinteressato genera nell’interlocutore la sensazione di essere compresi, accolti e, se si crea un buon legame, si sviluppa un "potenziamento emotivo" tale da ridare un senso alla vita e a liberare quel conflitto che aveva generato tanta sofferenza.

Lentamente si riacquista quell’equilibrio perduto, fino a lasciar cadere la "maschera di coraggio" che nascondeva il dolore e la tristezza. Sostituire quelle forti emozioni negative che questi ragazzi cercano, con forti emozioni positive che solo grandi ideali possono dare, sarebbe un grosso passo avanti ed è la nostra sfida per il futuro.
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stregatta


Registrato: Jun 26, 2003
Messaggi: 3782
Località: Bergamo
Inviato: 2004-02-08 15:13   
Bellissimo daniela, pensate se tutti i medici fossero così!!!
.....e se anke tutta l'umanità riflettesse su qst parole........a parte la sua piccola avversione nei confronti della tecnologia......qst uomo ha centrato il senso della vita.......


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Daniela


Registrato: Mar 11, 2003
Messaggi: 1529
Inviato: 2004-02-09 14:06   
Davvero!!!...sarebbe molto bello se i medici avessero una cosi ampia considerazione dell'esistenza umana.
Credo che ci sarebbero meno malati incompresi!


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